3. La solitudine del corpo

Perchè ciò che siamo ci perseguita? come un fantasma
che si agita nella casa abbandonata della vita.






Corpo in tempesta

Il gelo mi arriva addosso improvviso,
sottili tremiti scorrono veloci,
scariche elettriche sulla pelle.
Violenta mi invade di notte
la tempesta,
si scatena sul corpo,
lo inzuppa di pioggia.

Per un attimo la pelle appare
illuminata da un lampo di luce,
poi ancora il buio.

Sul corpo si accanisce il temporale,
la mente lontana, sola,
rimane in attesa: brividi coprono
ogni possibile pensiero.

La paura accarezza la pelle,
insolente la seduce
mentre lei freme di ribrezzo.
Anche il dolore si avvinghia al corpo
e lo morde feroce.
Il dolore si stratifica sulla pelle,
il respiro affannoso,
il ventre bloccato
e si smarrisce il cuore.

Infine siamo corpo, null’altro.

Corpo secco

Corpo secco, la pelle attorno alle ossa
si piega angolosa.
Corpo geometrico: triangoli, trapezi, quadrati.
Corpo senza cerchi, sfere, nessuna rotondità
da accarezzare con mano leggera.

Solo due occhi grandi, larghi, tondi, bianchi
che distorcono il reale e inventano sporgenze,
in un ossessione di crescere sbagliata.

Paura di occupare spazio.
Paura di essere guardata, desiderata,
ignorata, abbandonata, amata, stuprata.
Paura di non sopportare più nulla,
neppure un sorriso.

Paura antica di essere donna.
Paura da vomitare alla sera di nascosto,
piegata a testa in giù con i capelli
che sfiorano il lavandino
e le ciocche sudate che oscillano
grottesche, su e giù davanti agli occhi.
Occhi tesi nello sforzo,
sempre più grandi, larghi,
bagnati da lacrime di rassegnazione.

Paura di essere, pensiero così banale,
da morire di inedia.

Puzzle

Pezzi sparsi qua e là, avanzi di vita.
Occhi,
piedi,
seni,
peli,
mani,
naso,
braccia,
ombelico,
bocca,
gambe,
orecchie…
Una combinazione ben strana,
questo corpo non trova
più il giusto incastro.

Corpo di notte

Finalmente è arrivata la notte.
Non sopportavo più
tutta quella luce sulla pelle.