4. Requiem

Un ombra senza corpo mi accompagna in un tempo
senza nome. Voglia di andare oltre. Al di là dei confini
della coscienza, fino ai luoghi dell'anima.






Dies irae

Tempo sospeso
tempo d’attesa
tempo di silenzio
o di parole appena pronunciate,
interrotte, subito spente.
Echi inutili
coprono ogni possibile
soluzione.
Si respira piano
il non ritorno.
Passi lungo il corridoio
stretti, corti,
avanti, indietro.
Un continuo andare da nessuna parte.

Questi giorni sterili
annunciano un finale già scritto,
sceneggiatura banale, sempre uguale.

La natura
ruba tutto il tempo
che vuole
e il corpo la segue.
Lento si piega, rattrappisce,
ubbidiente si trasforma
nella sua fine.

Esattamente così.

.

Confutatis

Eppure continuiamo con la vita:
avanziamo con passo deciso
e i piedi ben appoggiati a terra.

Passeggiamo inconsapevoli su corpi morti,
che non hanno nulla da dichiarare.

Avvertimento (ne me perdas illa die)

Dovrebbe essere permesso a tutti
sapere un po’ in anticipo
quando è giunto il momento
di buttar via il nostro corpo.
Un piccolo segno di avvertimento,
una piccola voce interiore
che sussurra senza inutili dolori:
“tra un po’ è ora”.
Così potremmo organizzarci,
congedarci con discrezione,
sistemare alcune cose, lasciare disposizioni,
insomma dire la nostra sul poi.

Infine gettare per tempo alcuni oggetti,
soprattutto quelli che senza noi
di sicuro perderebbero l’anima.

Desiderio (tuba mirum)

Disse: “Vorrei vivere ancora un tempo,
ma con un corpo complice”,

alla fine tacque
e il suo desiderio fu esaudito.